Dal portavoce del Comitato internazionale contro le esecuzioni, Mina Ahadi, apprendiamo che Sakineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana di 43 anni condannata a morte, è ancora viva.
La data dell'impiccagione era fissata in tutto silenzio per oggi, mercoledì 3 novembre 2010. Ahadi, voce del Comitato internazionale contro le esecuzioni, dichiara che le pressioni dei governi europei sul regime di Teheran hanno contribuito alla decisione del governo iraniano di fermare momentaneamente l'esecuzione.
Tuttavia la vita di Sakineh rimane appesa ad un filo, è ancora rinchiusa nel braccio della morte nella prigione di Tabriz dove sta scontando la pena per le accuse di adulterio e concorso in omicidio di cui si è sempre proclamata innocente.
Inizialmente era prevista la lapidazione per adulterio, si mobilitò il mondo intero per salvarla, e grazie a queste pressioni, il governo iraniano decise di non lapidarla per adulterio ma di impiccarla per concorso in omicidio.
Le dichiarazioni firmate da Sakineh, in cui si proclamava colpevole, sono state estorte con violenza e inganno, la donna firmò documenti in farsi in cui si autoaccusava confessando l'adulterio e il concorso in omicidio, non sapeva cosa stava firmando non conoscendo quella lingua, sakineh parla solo l'azero.
Il figlio che divulgò la vicenda e l'avvocato restano ancora chiusi in carcere.
Continuiamo ad informavi sulla vicenda di Sakineh
Helene Benendetti
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