
Ogni secondo sabato del mese, a Napoli, i ciclisti si riuniscono per fare un giro tutti insieme.
In questo mese di dicembre, il giro dei ciclisti è coinciso con la festa dell’Immacolata, l’8 dicembre e con una manifestazione di precari; in occasione della festa, nella centralissima piazza del Gesù, si svolge una cerimonia con la deposizione di un fascio di rose alla Madonna collocata su un obelisco. I ciclisti quindi aspettavano pacificamente il passaggio del corteo religioso che si dirigeva al centro della piazza per ascoltare il discorso del cardinale Crescenzio Sepe.
Come in un film di fantascienza, sono arrivata i poliziotti antisommossa, potete vedere tutta l’assurda scena nel video. Hanno cominciato a provocare i pacifici ciclisti che nonostante tutto sono rimasti calmi, molti anche spaventati dagli atteggiamenti inutilmente violenti dei poliziotti. Nel video, addirittura possiamo vedere i ciclisti che si spostavano per obbedire agli ordini dei poliziotti, e che, nonostante tutto, venivano strattonati e spinti violentemente. Una ragazza in piedi su un motorino è stata spinta per terra da un poliziotto con una violenza inaudita, poteva battere la testa e morire. Un atteggiamento assurdo, incredibile e soprattutto immotivato.
Due dei ciclisti, Ana e Alfonso, sono stati arrestati e portati prima in caserma e dopo in carcere, sono stati rilasciati dopo più di 24 ore.
Amici, ciclisti e conoscenti, li aspettavano all’uscita dei due carceri. Ana, in quanto Brasiliana, è stata rilasciata dall’ufficio immigrazioni della questura di Napoli intorno alle 20:25 di ieri, mentre Alfonso, detenuto nel carcere di Poggioreale, è stato rilasciato intorno alle 22:00.
All’uscita del carcere Ana, stanca, scossa e con l’espressione ancora incredula ha rilasciato queste dichiarazioni che ho modificato per via del suo italiano:
“come ogni secondo sabato di ogni mese, i ciclisti si riuniscono per fare un giro. Quindi aspettavamo il passaggio del corteo prima di partire con le bici. Ho chiesto cos’è successo all’ufficio immigrati e mi hanno spiegato che un superiore ha deciso che tutto doveva finire per l’arrivo del Cardinale Sepe, quindi che non era possibile fare “bordello” -quale “bordello fanno dei pacifici ciclisti?- quindi hanno deciso di picchiarci tutti per sistemare in fretta il “bordello”. C’erano tutte le bici, la polizia avanzava. Per spostarci c’era bisogno di girare tutte le bici, fra i poliziotti e i ciclisti non c’erano i precari che manifestavano, c’eravamo solo noi ciclisti. Nel mio caso, io mi spostavo e un poliziotto mi spingeva molto violentemente e mi strattonava, mi prendeva la bici e me la spingeva addosso, tirava calci. Gli ho chiesto più volte di aspettare, di darmi tempo perché non c’era spazio per spostarsi, gli ho chiesto di non toccarmi perché mi stavo spostando” Quando Ana gli ha chiesto di non essere toccata, lui le ha preso le braccia ed ha cominciato a strattonarla. Ana ribadisce che il poliziotto era molto forte. Con angoscia dice “in quel momento mi è venuto – si blocca, non trova le parole, si sente, nelle sue parole e nelle sue espressioni, una profonda amarezza, poi riprende- mai mi sono trovata in una situazione simile. Ho iniziato a piangere di tristezza perché era assurdo come ci trattavano senza sapere chi eravamo. L’ultima volta che gli ho detto di non toccarmi ho agitato più forte le braccia per farmi lasciare, lì il poliziotto mi ha preso con ancora più forza e mi ha portato al furgone. Mentre lui mi portava via io cercavo di dimenarmi per farmi lasciare, mi sono buttata a terra, non sono stati loro a buttarmi per terra, sono stata io con la speranza di vedere se si fermavano, ma quando ho visto Alfonso che si è messo in mezzo per proteggermi mi sono alzata”. Una ragazza le chiede “quando ti sei buttata per terra nessuno ti ha dato calci? E lei risponde di no, a dimostrazione della sua onestà.
Poi ci racconta com’è stata trattata “In questura non ci hanno chiesto nemmeno cosa fosse successo in piazza. Fino a quando non sono entrata in carcere ci hanno trattato malissimo. Quando ci hanno portato a fare le foto e a prendere le impronte digitali, portavano Alfonso come un terrorista. Io sono stata trattata un po’ meglio. E’ stato brutto.” Un ragazzo le chiede com’è stata trattata in carcere e lei dice che li non ci sono stati problemi, è stata trattata bene. Poi ribadisce che in questura non le hanno permesso di aprire bocca e di spiegare cosa fosse successo.
Insomma, un incubo che questa volta finisce bene.
Mi chiedo, ai poliziotti che hanno abusato del loro potere, a quei poliziotti che vedete in video, quei poliziotti che noi paghiamo con le nostre tasse e che dovrebbero proteggerci e invece ci picchiano come spesso è successo: gli aquilani, gli studenti, i precari; e la lista è troppo lunga per continuare a scrivere, vorrei sapere, quei poliziotti la passeranno liscia?
Ultimamente scene di questo tipo sono diventate pane quotidiano, chi ha dato l’ordine a tutti questi poliziotti di cominciare ad alzare i vari manganelli in tutte le città d’Italia?
Helene Benedetti.
| < Prev | Next > |
|---|




