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May 23rd

    Home Cronaca Attualità Vajont: speculazioni sull’acqua con i suoi cadaveri.

    Vajont: speculazioni sull’acqua con i suoi cadaveri.

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    Nel 2008, l’Onu da al Vajont il·primato mondiale dei disastri per mano dell’uomo, un riconoscimento importante per i pochi superstiti e sopravvissuti commossi, che hanno appreso la notizia solo dai giornali. Un segno di giustizia, anche se, in questa strage, è davvero difficile parlare di giustizia.

    LONGARONE DOPO IL DISASTRO



    Longarone prima e dopo il disastro

     

    Il disastro del Vajont è l’esempio del fallimento e della meschinità umana. Un disastro annunciato e nascosto nei cassetti.

    Nella classifica stilata nel 2008 dall’organizzazione delle Nazioni unite, alVajont seguono:

    lo tsunami  con il mancato allarme alle popolazioni costiere dell’Oceano Indiano (250 mila morti);

    l’eruzione del Nevado del Ruiz con la mancata evacuazione delle città di Armero nel 1985 in Colombia (25 mila morti).

    Il Vajont conta 2.000 morti, un numero convenzionale, logicamente a ribasso, inizialmente si parlava di 4.000 morti, nessuno ha mai saputo quanti erano in realtà i morti per quella strage, sono stati completamente spazzati via i paesi di Longarone, Erto e Casso e Castellavazzo; tutti i paesi limitrofi sono stati profondamente danneggiati.

    Natale nel VajontUn disastro che ha lasciato soli al mondo 30 bambini superstiti, vivi ma senza famiglia, senza ricordi, senza nulla…

    La strage del Vajont ha lasciato, ai pochi superstiti, il nulla. Il fango ha inghiottito tutto, ricordi, paesi, strade, campanili, case, vestiti, fotografie… sono rimasti solo fango, qualche superstite e tanti detriti., corpi mai riconosciuti perché irriconoscibili o semplicemente perché chi poteva riconoscerli era morto. Corpi mai ritrovati, teste spaccate a metà, brandelli di corpi ovunque.

    Quarantasette anni dopo il disastro del 9 ottobre 1963, la diga del Vajont tornerà a produrre energia. Un accordo preliminare tra la società En&En, la ditta zoldano-friulana Martini e Franchi con l’ovvio zampino dell’Enel e i Comuni di  Longarone, Castellavazzo ed Erto e Casso prevede una centralina per lo sfruttamento del torrente che sgorga a valle della diga e attraversa la gigantesca frana . La Regione Friuli-Venezia Giulia ha già concesso alle due società private l’autorizzazione allo sfruttamento delle acque. Le  giunte dei tre Comuni hanno già deliberato di essere pronte a una partecipazione, attraverso Bim  Gestione servizi pubblici, la società che gestisce il Servizio idrico integrato. Una eventuale società mista porterebbe nelle casse dei Comuni il 60% degli introiti derivanti dalla produzione di 15 milioni di kilowattora annui grazie a una centralina installata a Ponte Campelli, frazione di Castellavazzo a valle della diga. Il progetto sarà portato avanti dalla società Gsp.

    Dal punto di vista morale, tutto questo è uno scempio inaccettabile, i superstiti non vogliono la centralina.

     

    Micaela Coletti

    Ho intervistato Micaela Coletti, presidente del Comitato Sopravvissuti del Vajont per capire meglio perché questa centralina è tanto odiata.

    Buongiorno Micaela ci vuole raccontare la sua esperienza?

    Buongiorno Helene, certo. Io ho perso il mio papà che aveva 43 anni, ed è l’unico che è stato ritrovato, ho perso mia mamma che aveva appena compiuto 40 anni, mia sorella di 13 anni e mia nonna che aveva 67 anni.

    Per chi non la conosce e non sa la sua storia, ci racconta come si è salvata?

    Io e mia sorella maggiore siamo state scaraventate via dalla forza del vento o dell’onda, a 350 metri in linea d’aria, io ero totalmente sottoterra, avevo fuori solo un piede e una mano e pare che intorno al mio viso, nel fango,  si sia creata una bolla d’aria che mi permetteva di respirare. Poco lontano da me c’era mia sorella, sotto il fango anche lei, ma con la testa fuori, quindi lei vedeva che io agitavo la mano e il piede, ma mi credeva morta. Poi, dopo moltissime ore, ci hanno trovato e tirato fuori di li.

    Il resto della mia famiglia è morta. Mio padre è stato riconosciuto perché gli avevano trovato i documenti in tasca, il corpo era assolutamente irriconoscibile. Il resto della mia famiglia non è stata mai trovata e ti assicuro che non sapere dove sono mia madre, mia sorella e mia nonna è terribile, non avere una tomba con il loro corpo dentro, anche dopo 47 anni è lacerante. Il Vajont è pieno di drammi mai raccontati e mai risolti.

    Diga VajontMicaela, vogliamo dire perché definite quell’acqua, “santa” e “sacra”?

    Quest’acqua è davvero sacra perché passa attraverso la frana, dove, oltre alla frana ci sono i 100 corpi delle persone che quella notte lavoravano in diga e che non sono mai stati ripescati. Appunto per questo non vogliamo che venga costruita.

    Vogliamo parlare di risarcimenti?

    Nel 1999, per la conclusione del processo che è stato fatto a L’Aquila, sono stati dati a Longarone 77 miliardi di lire, per risarcire la morte delle persone, per la perdita della comunità con tutto quello che ne consegue. Non abbiamo mai potuto sapere come sono stati gestiti quei soldi, e avremmo dovuto avere la possibilità di dire la nostra.

    Nel 1970, per la morte di mia madre, mio padre e mia sorella ho percepito 6.785.000 lire, per mia nonna non ho avuto alcun risarcimento anche se faceva parte della mia famiglia nonostante il Comune abbia ricevuto il risarcimento anche per mia nonna.

    I morti ddel VajontCom’è possibile che non ti abbiano dato anche il risarcimento sulla morte di tua nonna?

    Li facevano conto i numeri, è il discorso della legge della Commorienza fatta nel 1926. Questa è una legge che dice che quando 2 persone di stretta parentela muoiono nello stesso momento non lasciano eredi, una legge mai applicata in Italia, che è stata tirata fuori l’unica volta nel caso del Vajont. Hanno deciso che tutti i morti sono morti nello stesso momento, quindi hanno deciso che noi non avevamo nessun diritto di ereditare nulla e di ricevere risarcimenti. È aberrante, di una cattiveria unica, assurdo. In 4 minuti avete distrutto 5 paesi, avete cancellato 6 generazioni, e poi 30 bambini sopravvissuti non hanno diritto di ereditare.

    Micaela, cosa pensa del riconoscimenti dell’Onu dato al Vajont nel 2008?

    Questo fatto, come tanti altri, è stato nascosto, lo abbiamo saputo leggendolo sui giornali, nessuno ha fatto nulla per farcelo sapere. Quest’estate ci siamo messi in contatto con l’Onorevole Sabina Rossa, a lei abbiamo chiesto la possibilità di fare un progetto di legge per far diventare il 9 ottobre giornata nazionale che racchiude tutte le tragedie dove la mano dell’uomo è determinante. I 3 sindaci, quello di Longarone, quello di Erto e Casso e quello di Castellavazzo, si sono uniti per bloccare questa legge, i tre sindaci hanno detto che “incuria dell’uomo”, per il Vajont è troppo leggero; l’Onu ha definito la tragedia del Vajont la più grande dell’umanità proprio per l’incuria dell’uomo. Se lo dice l’Onu va bene, se lo dice il Comitato dei Sopravvissuti non va bene. Sono 47 anni che lottiamo e aspettiamo di avere una giornata che abbia da ricordare le vittime, per il 9 ottobre vogliamo una giornata che ricordi le nostre vittime e tutte le vittime per l’incuria dell’uomo, ci viene negato, sapete perché? Perché devono fare una centralina proprio li usando l’acqua santa, l’acqua sacra. Quindi loro si saranno detti “non possiamo accettare la giornata nazionale prima che venga fatta la centralina”.

    S  trasportano mortiSapevano che ci sarebbe stata una frana, vuole raccontarci del documento chiuso nel cassetto dell’università di Padova?

    Nel progetto, la diga doveva essere più bassa, poi è stata alzata. Lo stato stava per nazionalizzare tutte le più grandi industrie e voleva nazionalizzare anche la diga. Il terreno era ad alto rischio idrogeologico. In quei tempi, un geologo disse che con molta probabilità ci sarebbe stata una frana molto superficiale, quindi non avrebbe creato nessun tipo di dissesto.
    Nel 1960 c’è stata una prima frana che ha provocato un morto. Dopo questa prima frana c’è stata la richiesta di una ricerca più approfondita, è stata fatta dal figlio dell’uomo che ha fatto la diga assieme ad un geologo svizzero. Sapevano tutto ma nessuno voleva assumersi la responsabilità di fermare il tutto.
    Secondo loro, la probabile frana sarebbe scivolata spaccandosi in due e scendendo lentamente provocando pochi danni.
    Avevano fatto anche una prova con due tipi di materiali, un tipo ghiaioso e un tipo di terra pesante come quello della frana
    La prova con il materiale ghiaioso dimostrava che ci sarebbe stata un’inondazione, la prova con il materiale pesante dimostrava che ci sarebbe stato, senza ombra di dubbio, una frana e che Longarone sarebbe stata spazzata via…
    Questi documenti sono stati nascosti e chiusi in un cassetto dell’università di Padova.
    Un giorno, un professore dell’università di Padova ha letto questo documento, l’ha fatto pubblicare ed è stato condannato a 4 mesi di carcere. 

    Micaela, in conclusione cosa chiedete?

    Noi siamo qui ad aspettare che passi questa benedetta legge che faccia diventare il 9 ottobre giornata nazionale, così avremo la possibilità che questa tragedia ancora poco conosciuta o mal conosciuta, possa andare sui libri di storia.

    Voglio anche da dire che Renzo Martinelli sta preparando il “Dopo Vajont” in 2 puntate, racconterà tutte le nefandezze che sono state fatte sulla nostra pelle. Io spero proprio che questo possa essere realizzato perché solo allora riuscirete a capire che cosa è stato e che cos’è ancora il Vajont.

    Ci hanno tolto tutto, anche la dignità.

    Micaela,la ringrazio e la saluto facendole tanti auguri di un sereno Natale

    Grazie e tanti auguri anche a te Helene, e ti prego, manda gli auguri da parte nostra a tutti gli aquilani.

    Non mancherò.

    Helene Benedetti

     
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